Pubblicato da: Francesco Filippi | novembre 6, 2009

ESSERE FLESSIBILI CON IL PROPRIO COMPORTAMENTO E MODIFICARLO FINO AL RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO (5)

Oggi trattiamo il punto d) della “Buona formazione degli obiettivi” della guida “Creare oggetti di design” dove prendo in considerazione l’”Essere flessibili con il proprio comportamento e modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo”

Trattiamo i 6 punti che compongono questo tema:

1) ESSERE CONSAPEVOLI DELL’ERRORE
Significa avere individuato che si è verificata una situazione critica che non ha funzionato; individuare le possibili cause, conoscere gli attori della “scena” e metterli a conoscenza dell’errore che si tenterà di correggere, condividendo i metodi che si adotteranno.

2) DECIDERE CHI HA LA RESPONSABILITÀ DELL’ERRORE
Comunicare in modo scorretto un errore, da chi non lo sa fare, lede l’autostima e attiva meccanismi vendicativi. Un individuo accusato ingiustamente come prima azione inizia a rubare risme di carta, poi cancelleria, soldi, rivela segreti aziendali, distrugge documenti.

Se stai lavorando in proprio con o senza soci sei sicuro che l’errore l’hai commesso tu. Se hai la sensazione che l’abbia commesso un altro valuta sempre se la responsabilità iniziale è comunque tua, anche se lontana nel tempo.
La cosa più difficile nell’individuare un errore, oltre a quella di stabilire connessioni di causa-effetto, è accettare che la causa possa essere molto antica.

“I ragazzi di oggi non hanno valori!” Difficile che abbiano valori se non glieli abbiamo trasmessi noi in una società piena di ingiustizie che loro, proprio perché senza esperienza, non sanno ancora gestire.

3) INDIVIDUARE I FATTORI CHE HANNO CAUSATO L’ERRORE
Gli errori possono essere causati da:
a) mancanza di competenze specifiche rispetto al compito;
b) mancanza di comunicazione tra individui di un team;
c) anomalie comportamentali degli individui;
d) mancanza di obiettivi;
e) mancanza di risorse;
f) assenza di integrità di chi dirige e non che genera ingiustizie, azioni poco etiche, confusione, ansia, depressione.

4) PIANIFICAZIONE DELLA CORREZIONE DELL’ERRORE CON STRUMENTI ADATTI
Ogni errore commesso necessità di strumenti dedicati gestiti da professionisti. Una “bella sgridata” non risolve mai la situazione.

Possiamo distinguere gli errori di chi comanda e di chi esegue.
Errori di competenze da entrambe le parti, andranno risolti con formazione così come gli errori relativi alla comunicazione.
Errori relativi ad obiettivi e risorse dovranno essere risolti a monte da chi dirige.
Errori per mancanza di integrità/ etica riguarderanno il singolo individuo che, una volta che gli venga comunicato l’errore, potrà scegliere di prendersene la responsabilità e di correggerlo.

5) DEFINIZIONE DEL NUOVO OBIETTIVO Per terminare il processo di eliminazione dell’errore e per dare nuova energia al team è necessario definire un obiettivo condiviso insieme alla programmazione delle risorse, sia umane che economiche, con un’attenta definizione dei compiti e delle responsabilità.

6) ACCETTARE DI PAGARE UN PREZZO ADEGUATO SIA ECONOMICO CHE PSICOLOGICO PER L’ERRORE COMMESSO
Ogni errore ha un prezzo che può essere di tipo: economico (una sanzione), lavorativo (retrocessi dalla posizione, licenziamento), interpersonale (venire abbandonati da un collega, da un amico, dal partner, dai figli, dalla società).

Ogni errore però merita che qualcuno si occupi di aiutare chi l’ha commesso. L’isolamento è il peggiore dei rimedi: genera disadattati ed ha conseguenze “boomerang” anche verso chi ha isolato l’individuo che sbaglia. Chi accetta di pagare il giusto prezzo per l’errore commesso si risolleva.

Lasciatemi infine raccontare una breve storia.
Camminando per la strada con un mio amico incontrammo un barbone ubriaco che faceva l’elemosina. Il mio amico gli diede dieci euro con un’affettuosa pacca sulla spalla e sorridendogli. Un po’ sorpresi, ma contenti, sia io che il barbone, gli domandai il motivo di quel gesto. Mi rispose:”Vedi io per ora non posso fare altro che dargli dei soldi, però so che quel barbone è una scheggia impazzita che noi, che crediamo di essere dalla parte giusta, abbiamo scagliato nell’universo a causa dei nostri errori e quindi ne siamo responsabili”.

Un errore ha tante facce e spesso, anche se ce l’abbiamo di fronte, non lo riconosciamo.

Buon lavoro a tutti!

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