Pubblicato da: Francesco Filippi | dicembre 3, 2010

COME NON MOLLARE MAI – TUTTO È CONNESSO (14)

Anche se può sembrare scontato “non mollare mai” è il punto più importante per creare un’attività in proprio.

Come indico alla fine della mia guida Creare oggetti di design non mollare mai in alcuni momenti è la soluzione di tanti problemi.

Le persone che collaborano con te sentono questa energia che sgorga da “non sanno dove” ma che come un miracolo risolve anche i problemi più complessi e articolati spesso in modo eclettico e stravagante.

Questa energia assoluta, totalizzante che include tutto e tutti, che fa di tutto ciò che tocca una cosa sola. Oggetti, persone, attività, azioni unite in un tutt’uno così come succede quando si impastano gli ingredienti per fare una torta che, una volta sfornata, non sono più riconoscibili risultando appunto inscindibili.

Ecco questo dovrebbe essere il risultato di un business: una cosa sola armonizzata in tutte le sue componenti e il “Non mollare mai” diventa come per magia il collante di qualsiasi network. Così ora è il network che diventa il vero segreto di qualsiasi attività di successo.

Creare empatia con i propri collaboratori, stringere legami esterni, essere sempre presenti in modo trasversale a qualsiasi evento e in qualsiasi situazione è uno dei segreti per farsi conoscere e per sviluppare in modo armonico il proprio business.

L’ultimo punto, ma non ultimo, da considerare nel creare un network è la correttezza. La correttezza è la benzina che dovrebbe animare qualsiasi attività. Purtroppo è il lato debole che viene spesso sottovalutato come un intralcio ad un business evoluto e di successo. Non che la correttezza venga sempre evitata in modo premeditato dalle aziende ma il fatto è che, in divenire, il confine tra sopravvivenza e mancanza di correttezza risulta sempre più sfumato, non sempre riconoscibile e quindi facilmente by-passabile.

In sintesi “energia”, “network”, “correttezza” sono i perfetti ingredienti per una società di successo. Società nel senso di azienda e di società al tempo stesso.

Certo poi ci vogliono molte altre cose, come idee innovative, capacità personali, strategie, conoscenza, finanziamenti, elementi questi senza i quali un’azienda non va da nessuna parte.

Ma se consideriamo energia, network e correttezza, anche da sole, queste entità possono creare qualsiasi attività in qualsiasi direzione si voglia guardare.

Pubblicato da: Francesco Filippi | dicembre 3, 2010

COME BREVETTARE LA VOSTRA IDEA (13)

COME BREVETTARE LA VOSTRA IDEA (13)

Come indico nella mia guida Creare oggetti di design uno dei punti più critici e più importanti di un’impresa, quando si intende produrre un’idea nuova, è il brevetto.

Non sottovalutate mai l’importanza di avere un buon brevetto alle spalle soprattutto se volete impostare il vostro business su un oggetto solo, almeno per iniziare.
Questo vale ancora di più se decidete di produrre il vostro oggetto personalmente anziché farlo produrre ad un’altra azienda.

Avere un buon brevetto però non significa avere sempre il coltello dalla parte del manico e le spalle coperte: le insidie che vi si possono presentare davanti durante il cammino sono varie e dal “multiforme aspetto”.

SCRITTURA DEL BREVETTO
Il primo punto da considerare è quanto bene è scritto il vostro brevetto. Non sottovalutatelo mai! Il brevetto del secolo, che fa acqua da tutte le parti, può essere scopiazzato fino ad esaurirne tutti gli aspetti di originalità e innovatività. Rivolgetevi sempre ad un professionista per non incorrere in questo errore.

AZIONI LEGALI
Forse voi penserete che se qualcuno vi dovesse copiare un brevetto potete sempre rivolgervi ad un legale. Verissimo, ma la strada può anche essere molto in salita e presto vi domandereste se ne valga la pena. Se avete appena iniziato la vostra attività, il timore di perdere una causa con una grande azienda può dissuadervi per il rischio di dovervi pagare anche le spese legali che per voi potrebbero essere ingenti rispetto al vostro patrimonio iniziale. 

TEMPO
Inoltre il tempo che potreste aspettare prima che vi venga riconosciuto che avete ragione potrebbe anche essere troppo lungo, mentre l’azienda che vi ha copiato l’idea produce liberamente il vostro oggetto per tutto questo tempo facendo business.
Quando a voi finalmente viene riconosciuta la paternità del brevetto, questo risulta già sul mercato da anni con un altro marchio e voi siete già stanchi. La vostra energia viene dirottata verso una causa legale anziché verso la realizzazione del sogno della vostra vita mentre a voi non resta che aspettare.

ORIGINALITÀ DEL BREVETTO
A questo punto dovete considerare l’originalità del vostro brevetto.
Forse avete fatto la scoperta del secolo ma forse avete solo migliorato un brevetto già esistente. Se avete scoperto la penna a sfera, per fare un esempio famoso, allora ritornare proprietario della vostra idea, anche dopo alcuni anni di una causa legale, è assolutamente irrilevante; ma se avete un brevetto modesto, questo può esaurirsi come prodotto come novità ancora prima che sia finita la causa.

RICERCA DI ANTERIORITÀ
Anche se lo affronto per ultimo, non trascurate mai di effettuare una ricerca di anteriorità prima di tutto per verificare se la vostra idea esiste già. Fatelo con un professionista che di solito è lo stesso ufficio brevetti.

RIASSUMENDO E RIORDINANDO LE IDEE
Riassumendo, prima di aprire un’attività su una vostra idea, se volete essere protetti:
1) Fate una ricerca di anteriorità sui brevetti esistenti; 2) Accertatevi che la vostra idea valga tutto l’investimento che avete deciso di compiere. Fate una ricerca di mercato prima di iniziare;
3) Affidatevi ad un professionista per la scrittura del brevetto; 4) Fate sottoscrivere una scrittura privata a tutte le aziende che concorreranno a produrre particolari del vostro prodotto;
5) Producete in maniera scrupolosa la vostra idea ma abbastanza in fretta da essere sul mercato il prima possibile. Quelli che vi vorranno copiare sono velocissimi e senza scrupoli.
6) Promuovete, promuovete e ancora promuovete senza sosta il vostro prodotto su tutti i mercati possibili. Questo lavoro fa fatto prima, durante e dopo che il vostro oggetto sarà sul mercato in modo che quando sarà pronto, il mercato lo conosca già e quindi lo acquisti.
7) Non arrendetevi alle prime difficoltà.

Buon lavoro!

Pubblicato da: Francesco Filippi | luglio 2, 2010

Come scegliere i soci per creare una società

Come già accennato nella mia guida Creare Oggetti di Design, una delle chiavi fondamentali per il successo, quando si decide di mettersi in proprio, è quella discegliere se agire in “solitaria” o mettersi in società con qualcuno.

Agire in “solitaria” avrà sia aspetti negativi che positivi ma si deciderà sempre da soli e la responsabilità sarà sempre propria.  Se invece si avranno uno o più soci, molte saranno le decisioni che si dovranno condividere e dalla bontà di queste dipenderanno sia il raggiungimento degli obiettivi che la durata della società.

Nella creazione di una società, spesso si trascura l’aspetto comportamentale delle persone coinvolte, sicuri che l’energia sviluppata in seguito all’innovatività del progetto trainerà tutti verso l’obiettivo comune.

Considerare “trainante” un progetto innovativo ha un grande valore quando una società è già attiva da tempo e se quasi tutte le sfere di attività interne all’organizzazione sono state messe a punto nel corso degli anni, come quella economica, produttiva, commerciale, di marketing, di progettazione, e soprattutto di relazioni interne tra dipendenti e dirigenti ma in modo trasversale tra tutti.

Una società appena creata inizia da zero e spesso gli aspetti di relazione tra le persone o soci coinvolti possono fare la differenza.

Esclusi gli aspetti professionali – per i quali solo il tempo può confermare o non il successo di un’attività – è possibile rendersi conto se le persone saranno adatte a lavorare insieme già dai primi mesi, sia nel caso in cui si verifica la preparazione di un nuovo socio sia nel caso di un’azienda con un nuovo assunto.

Ma come fare a capirlo? Quali sono le caratteristiche fondamentali diun individuo che vuole creare qualcosa di nuovo con qualcun altro ma diciamo anche, in generale, che vuole affrontare un lavoro?

Per maggiore chiarezza, suddividerò queste caratteristiche in quattro macro categorie, consapevole della trasversalità di alcune di queste con le altre.

Definisco quindi:

Capacità personali:
– Visione di lungo periodo
– Propensione al cambiamento
– Flessibilità di comportamento verso situazioni nuove
– Capacità di problem solving.

Capacità emotive:
– Resistenza allo stress e sua veloce integrazione
– Comprensione e rispetto delle esigenze altrui.

Capacità di relazione:
– Rispetto della gerarchia o, quanto meno all’inizio di una nuova attività, dell’anzianità del socio con più esperienza
– Capacità di interazione e integrazione con gli altri
– Propensione all’ascolto
– Condivisione delle scelte.

Capacità comportamentali:
– Prendersi la responsabilità delle proprie azioni
– Comportarsi in modo etico
– Dire la verità.

Come affermo spesso, è necessario che, ancor prima di creare un business, vengano definiti in modo univoco quelli che sono icomportamenti comuni che vedano il rispetto dell’altro e la sua diversità al primo posto. La formazione degli individui a molti dei valori elencati sopra sarebbe fondamentale e di grande importanza sociale, ancor prima di qualsiasi titolo o addirittura di sapere leggere e scrivere.

Grazie se vorrete fare commenti a questo post!

Pubblicato da: Francesco Filippi | giugno 2, 2010

COME PRODURRE LA VOSTRA IDEA

Come descritto nella mia guida Creare oggetti di design uno dei momenti più importanti all’inizio della vostra attività per produrre il vostro oggetto di design sarà di decidere se:

1)      produrvelo da soli creando una vera e propria azienda produttrice;

2)      produrvelo da soli dando la committenza delle lavorazioni a terzi ma controllando voi stessi la produzione;

3)      farlo produrre direttamente ad un’azienda del settore, vendendole il brevetto o dandole la concessione dello stesso nel caso ne abbiate uno. Se la  vostra idea fosse difficilmente brevettabile o se non aveste i soldi per farlo, potreste proporla ad un’azienda munendovi preventivamente di  un accordo scritto prima di comunicare l’idea stessa e i dettagli che la riguardano.

Vediamo i tre punti in dettaglio.

1) Produrre il vostro oggetto da soli

In questo caso dovreste creare un vero e proprio stabilimento, acquistare attrezzature, macchinari, assumere personale, adempiere a tutte le responsabilità che sono necessarie per creare un azienda produttrice vera e propria e così via.

Questa opzione fa al caso vostro solo se siete predisposti mentalmente ed emotivamente a farlo; se volete creare una famiglia di persone che si legheranno a voi, se per voi ha grande importanza anche creare il contesto che realizzerà il vostro oggetto e il come.

Fate questo solo se sentite che fa parte della missione della vostra vita, se sentite che c’è una forza interiore che vi trascina in quella direzione.

Moltissime sono le aziende che sono state create in questo modo nate tutte da grandi uomini ma soprattutto da grandi sogni con chiarezza iniziale di obiettivi assoluta!

2) Produrre il vostro oggetto da soli dando la committenza delle lavorazioni a terzi

Il secondo punto è sicuramente più semplice ed immediato. In questo caso dovrete decidere quali lavorazioni saranno necessarie al vostro oggetto e selezionare di conseguenza le aziende che saranno in grado di farle.

Il punto più critico di questa scelta sarà quella di verificare che tutto venga realizzato secondo le vostre esigenze e se potete fidarvi dell’azienda alla quale state commissionando le lavorazioni in relazione a costi, qualità delle lavorazioni e puntualità nella consegna.

3) Fare produrre il vostro oggetto ad un’azienda del settore

Il terzo punto sembrerebbe quello più facile: date in concessione la vostra idea ad un’azienda del settore che già si occupa di questi prodotti e alla fine dell’anno incassate le royalties.

Purtroppo non è così semplice.

Anche in questo caso la scelta dell’azienda non deve essere casuale; questa deve essere selezionata tra quelle che non solo sono in grado di produrre il vostro oggetto, ma che hanno un’attinenza con il settore del vostro oggetto, che sono in grado di produrre la quantità che è necessario produrre, per il giusto mercato che loro devono avere come riferimento per i loro prodotti, al giusto costo e con un’adeguata strategia di marketing.

Se la vostra idea è molto buona, molte potrebbero essere le aziende che, come squali, potrebbero farvi credere di essere in grado di produrre il vostro oggetto pur non essendo in grado di farlo, solo per sfruttare un facile business.

Sempre se la vostra idea fosse molto buona, ma forse troppo avveniristica e complessa da produrre, potrebbe succedere una cosa molto strana: vi acquistano il brevetto e lo mettono in un cassetto per produrlo chissà quando, forse mai.

E’ questo il caso di un’azienda che vuole togliere di mezzo il vostro possibile prodotto per problemi di concorrenza con altri suo progetti. Il brevetto così è destinato a morire e voi non incassereste nulla.

Per cautelarvi da questo rischio il contratto che dovrete proporre prevedrà il tempo massimo di produzione e di immissione sul mercato, il prezzo di acquisto iniziale del brevetto, delle royalties fisse annuali (normalmente il 3% e/o secondo una scaletta che prevede percentuali inferiori per range di quantità crescenti), e un importo annuale concordato, per tutta la durata della concessione, anche nel caso il vostro brevetto non venisse prodotto.

Dalla reazione dell’azienda a questo tipo di contratto, ma soprattutto dall’ultima clausola, capirete subito se sono interessati a produrre la vostra idea, se hanno le potenzialità commerciali per farlo, in definitiva se sono seri e non si stanno improvvisando.

Per questo tipo di contratti sarebbe meglio che vi faceste seguire da un  professionista almeno inizialmente.

Buon lavoro a tutti!

Pubblicato da: Francesco Filippi | maggio 6, 2010

COME CREARE NUOVI OGGETTI GESTENDO L’ATTENZIONE LIBERA

Come indico nella mia guida “Creare oggetti di design” per riuscire a creare un oggetto, ma in genere per creare qualsiasi cosa nella vita, è necessario disporre di una certa quantità di attenzione libera. Molti si chiederanno cosa c’entri l’attenzione con la creatività.

Per capire di cosa parlo provate per un attimo a paragonare la vostra attenzione alla RAM di un computer.
Più RAM possiede il vostro computer più programmi siete in grado di aprire contemporaneamente. Se cercaste di aprire un ennesimo programma oltre questo limite, il sistema vi avvertirebbe che la RAM disponibile è terminata o quanto meno tutti i programmi risulterebbero molto rallentati.

Quindi più attenzione libera avete più cose potete gestire contemporaneamente.

Provate adesso a paragonare i programmi aperti nel vostro computer ai pensieri che “abitano” la vostra mente come se questa fosse un condominio dove un grande flusso di persone entra ed esce e delle quali spesso non siete neanche consapevoli né della loro esistenza né della loro attività.

Più pensieri avete, di qualsiasi tipo, più la vostra mente sarà occupata a gestirli esattamente come i programmi attivi di un computer.

Fatta cento tutta l’attenzione in vostro possesso, quella libera è quella che vi rimane non ancora impegnata in pensieri; ed è con questa che voi create.

Tutto richiede attenzione: svegliarsi la mattina, alzarsi, mangiare, decidere di andare a lavorare, impegnarsi nel lavoro, dormire, avere amici, un partner, dire una bugia, soffrire, essere integri o non.

Le persone che esauriscono la loro attenzione a causa di problemi o pensieri negativi, che quindi assorbono energia, vanno velocemente verso la depressione. E più si deprimono più consumano l’attenzione libera rimasta dirigendosi velocemente verso la malattia.

Per creare qualcosa ad un certo livello non solo è necessario avere una sufficiente quantità di attenzione libera ma è indispensabile che la sua qualità sia eccellente.

Una volta certi di disporre di attenzione libera è necessario verificare se riuscirete a dirigerla dove volete; inutile averla se poi non riuscite a dirigerla. Un po’ come la pubblicità di quel pneumatico il cui slogan è:”La potenza è nulla senza controllo”.

Un primo piccolo, ma efficace, esercizio vi aiuterà a verificare a che punto siete con la gestione della vostra attenzione è il seguente: “Scegli un oggetto immobile e dirigi su di esso l’attenzione (esaminalo) per un intervallo di due minuti. Ogni qualvolta che l’attenzione divaga, riportala sull’oggetto. L’esercizio può essere svolto in gruppo o con una guida che tiene conto del tempo”.

Fatelo una seconda volta e alla fine cercate di capire se è cambiato qualcosa dalla prima volta che avete fatto l’esercizio.

Diciamo che la vostra capacità di gestire l’attenzione è di buona qualità se durante l’esercizio non avete pensato a null’altro che all’oggetto che avete scelto.

(Questo esercizio fa parte del libro RiEmergere® – Tecniche per esplorare la coscienza di Harry Palmer autore dei materiali Avatar®).

RiEmergere® e Avatar® sono marchi registrati di Star’s Edge Inc. Tutti i contenuti sono copyright 2006, Star’s Edge International. Tutti i diritti riservati).

Quindi la vostra creatività è in qualche modo funzione della quantità di attenzione libera che avete a disposizione ma anche della vostra capacità di dirigerla sul tema che volete sviluppare sia esso un oggetto di design che su un qualsiasi altro tema della vostra vita.

Iniziate a liberare attenzione fissa e scoprirete che presto la vostra mente volerà in dimensioni che prima non pensavate neanche che esistessero. Del “come” parleremo in seguito.

Buon lavoro a tutti!

In questo articolo cercherò di affrontare uno dei temi, il più difficile senza ombra di dubbio per me, che mi appassiona in modo insistente da quando, dal 1994, iniziai ad occuparmi di crescita personale.

Il tema riguarda “quali valori trasmettere ai figli” pur essendo il titolo più ampio.

Questo tema è profondamente collegato agli altri due temi che compongono l’inizio e la fine del titolo dell’articolo ossia come diventare responsabili, consapevoli ed etici e come cambiare il Mondo.

Anche se questi tre temi possono sembrare slegati ad un primo colpo d’occhio, ci si rende invece subito conto che trasmettere valori ai figli è profondamente legato a ciò che noi intimamente siamo e che quindi trasmettiamo con l’esempio non solo ai figli ma a tutti quelli che sono intorno a noi. Non è sempre però così scontato trasmettere un valore se lo si è.

Infatti la trasmissione di un valore passa, oltre che dall’esempio, attraverso così tanti fattori che solo il dire:”Io sono responsabile, quindi lo saranno anche i miei figli” può non essere sempre vero.

Ma questo lo vedremo in un altro articolo.

Il cambiare il Mondo poi è un evento che, anche non volendo, in ogni caso avviene e costituisce il “lavoro” inconsapevole che tutti gli individui compiono dall’inizio della storia dell’uomo, sia nel bene che nel male e dipende strettamente dai valori che ciascun individuo condivide con gli altri e che trasmette ai propri figli che, dopo di noi nei secoli, continuano il lavoro di evoluzione del Mondo.

Anche senza essere esperti in materia ci rendiamo subito conto che cambiare il Mondo può diventare uno degli impegni più difficili da portare a termine ma sicuramente un impegno da conseguire in modo deliberato se vogliamo che la società migliori.

Sì perché tutto ciò che non è deliberato non si può governare e ci trasporta verso direzioni indeterminate lasciandoci in balia degli eventi.

Appena sfioriamo questo tema fiumi di domande affiorano nella nostra mente e ci inducono subito a chiederci se è proprio vero che questi tre temi siano collegati, se noi come singoli individui possiamo modificare il Mondo, in che modo e partendo da quali azioni, chi può farlo e chi non, se possono riuscirci solo i potenti della terra o anche le persone comuni, se sia facile, difficile o impossibile, quanti ci hanno provato nel loro piccolo e hanno avuto successo oppure fallito, se ci vogliono molti soldi per tentare ma in ogni caso dove e come investirli, se si guadagna qualcosa a farlo e se comunque ne valga la pena, quanto bisogna essere preparati e istruiti, se sia un fenomeno che avviene naturalmente senza che nessuno se ne occupi, se è necessario cooperare con altri individui affinché qualche cambiamento avvenga, e ancora perché fino ad ora il Mondo non è migliorato così come si vorrebbe, come fare a capire se il Mondo sta migliorando e da quali segnali si può evincere il miglioramento, dove cercare questi segnali, chi e cosa deve produrre questi segnali, quali sono i fattori che possono influire sul miglioramento e quali sul peggioramento, se ci sia un destino naturale verso il quale il Mondo naturalmente tende, se Dio sia coinvolto in tutto questo, sempre che Dio esista, se dipenda dal libero arbitrio di ciascun individuo e in che misura, o se da quello di più individui insieme, se esista una scuola di pensiero che riguardi il cambiamento del Mondo, e se esista un tipo di istruzione sul miglioramento del Mondo nel quale i giovani possano applicarsi, se esistano ricerche in questa direzione, se esiste una sufficiente sensibilizzazione a riguardo da parte dei Governi di tutto il Mondo e molte, molte altre considerazioni potrebbero essere fatte da chiunque su qualsiasi tema e state sicuri che lo riguarderebbe.

Pur essendo lecito e spero abbastanza sensato ciò che è stato detto sino ad ora credo però che la maggior parte delle persone non faccia speculazioni intellettuali di questo tipo ma cerchi di perseguire il miglioramento della condizione della propria vita secondo le proprie necessità, capacità e possibilità.

E se questo porta al miglioramento del Mondo bene, altrimenti credo che veramente pochi si pongano il problema, con un orientamento ad un risultato condiviso da tutti. Il primo bisogno da soddisfare è la sopravvivenza.

E invece tutti noi dovremmo porci il problema di cambiare il Mondo, anche solo come idea, perché è da questo intento che dipende ciò che trasmetteremo ai figli.

Quindi la domanda iniziale “Come trasmettere valori ai propri figli” dovrebbe trasformarsi in “Cosa trasmettere ai propri figli”, anche se sembra che spesso le persone non siano così inclini a farsi troppe domande sui valori che trasmetteranno ai figli, considerando adeguati quelli che già possiedono, ereditati dai genitori, non per cattiva volontà bensì perché credo sia una delle cose più difficile decidere che i valori che si possiedono possano essere insufficienti o messi in discussione. Così facendo si decide cosa i propri figli saranno in grado di cambiare della società.

Anche perché il “come trasmettere” è scritto nei libri mentre il “cosa trasmettere” è scritto dentro di noi e se non vogliamo leggerlo nessuno lo farà per noi. Ma anche volendo leggere dentro di noi a volte è impossibile farsi domande su valori che non si sa se esistano e che magari sono sopiti da tempo.

Per capire cosa trasmettere ai figli è necessario compiere un atto di fede e iniziare a cercare anche in luoghi dove non avremmo mai cercato, compiendo il percorso forse più facile o forse più difficile che è quello della crescita interiore.

Scopriremmo così chi veramente siamo, quali sono i nostri veri desideri e le nostre vere aspirazioni, le cose in cui crediamo e che ci rendono allineati con gli altri esseri.


Come fare.

Nello scorso articolo ci eravamo lasciati con le tre domande:
Come si fa a diventare consapevoli, responsabili ed etici?
Perché diventarlo?
Da chi imparare?

Proverò a rispondere alla prima domanda anche se non sarà facile:

1 – È qualcosa che si può apprendere dall’esempio degli altri?
2 – È qualcosa che si apprende dai genitori?
3 – È qualcosa che si impara a scuola?
4 – È qualcosa che si impara dalla società?

5 – È qualcosa che si diventa con l’età?
6 – È qualcosa che si elabora con la propria intelligenza e sensibilità?

7 – È qualcosa che si può apprendere con tecniche?

8 – È qualcosa che si può apprendere da un percorso di crescita personale (inteso in senso esperienziale legato ad emozioni e non all’intelletto)?

Risposta affermativa per tutte e otto le domande anche se in misura differente per ciascuna sia per qualità che per profondità.

Posso dire subito che:

· i primi quattro punti riguardano un apprendimento che dipende dagli altri, quasi fosse un indottrinamento che subiamo sia esso positivo che negativo;

· il quinto e il sesto sono apprendimenti indifferenziati, che possono avvenire o non e dipende fortemente dai primi quattro;

· il settimo è un apprendimento intellettuale, aiuta ma rimane fondamentalmente a livello mentale;

· mentre l’ottavo punto dipende solo da se stessi ed è il più efficace anzi direi quasi l’unico per alcuni aspetti,

ma tutti e otto i punti si completano come in un mosaico se avvengono nell’ordine giusto e in modo equilibrato.

I quattro gruppi di domande riportati sopra rispecchiano i quattro passaggi fondamentali che riguardano un qualsiasi tipo di apprendimento nella vita:

· l’apprendimento di una qualità dall’esempio di altri. Potrei suggerire come esempio la trasmissione dei valori da una generazione all’altra: se noi non ne abbiamo o ne abbiamo pochi e mal gestiti i nostri figli non li apprenderanno e potranno solo crearseli da soli con tutte le difficoltà che questo comporta;

· lo sviluppo della stessa qualità in seguito alla crescita e allo sviluppo della sensibilità individuale;

· la comprensione dei meccanismi che la regolano e il suo funzionamento;

· ma il passaggio più importante di tutti è diventare deliberati nell’esercitare quella qualità.

A sensazione direi che lo stato del Mondo attuale si trova per la maggior parte al primo livello:

· quello dell’apprendimento di una qualità dall’esempio;

· il secondo livello è lo sviluppo di ciò che è avvenuto al primo livello ed avviene in modo quasi casuale;

· al terzo livello troviamo pochi che cercano di capire il funzionamento di apprendimento di una qualità;

· al quarto livello troviamo una vera minoranza che cerca di essere deliberata nell’esercitarla.

Il processo di consapevolezza, responsabilità ed etica è lentissimo avviene in secoli.

La domanda successiva è sapere se lo si è diventati o non e in che misura, perché è questo il punto. Nessuno se non tu stesso te lo potrà dire. E’ una sensazione interiore.

Posso però affermare che quando diventi consapevole, responsabile ed etico allo stesso tempo, il mondo ti si svela in tutta la sua bellezza, chiarezza e semplicità.
La mente si apre come fosse una vela spiegata al vento, le cose accadono senza sforzo, l’energia pervade il corpo e la stanchezza ti abbandona.
Sembra di avere un motore interiore che non ha mai bisogno di essere alimentato.

Quando diventiamo adulti se qualcuno ce lo chiedesse noi risponderemmo: “Si, certo che sono consapevole, etico e responsabile. Non ho mai fatto male a nessuno, pago le tasse, voglio bene ai miei figli e al mio partner, ho tanti amici”.

Ma questo basta?
E qualcuno se lo chiede?
Ma soprattutto interessa a qualcuno diventarlo?

Lo vedremo nel prossimo articolo.

Grazie a tutti!

Significato dei termini.

Nell’articolo scorso (parte prima) ho parlato dell’importanza di essere consapevoli, responsabili ed etici allo stesso tempo, perché un business creato per sé, apporti un beneficio anche alla società, condizione necessaria perché il business sia florido e duraturo anche per se stessi.

Di consapevolezza, responsabilità ed etica non si parla spesso; se ne parla solo in momenti di gravità particolare additando gli altri come causa di ciò che non funziona, sollevando solennemente in quei momenti la questione morale. Sta accadendo in questi mesi in politica che rimane lo specchio impietoso di ciò che noi siamo purtroppo.

C’è molto “rumore” a riguardo ma nessun “segnale” di voler modificare veramente il proprio comportamento lasciando così che tutto rimanga inesorabilmente immutato. Se da un lato siamo giustificati, perché è veramente difficile cambiare e comunque non sapremmo come farlo, dall’altro siamo in presenza di un allarme pericoloso: “Non sappiamo in che direzione procedere e quindi qualsiasi evento è in grado di trascinarci in qualsiasi direzione”.

Utilizziamo consapevolezza, responsabilità ed etica, in modo inconsapevole, con l’unico scopo di convivere con gli altri, anche nel business. Il senso di queste tre parole risiede invece, secondo me, nell’attenzione disinteressata che noi dovremmo avere per gli individui, per l’habitat e per il Mondo in generale, anche per gli altri attori del business se posso azzardare un’ipotesi neanche così pazzesca.

Proviamo a farci qualche domanda per iniziare:
Cosa significa essere consapevole?
Significa sapere che siamo responsabili di tutte le azioni che compiamo e che queste hanno una conseguenza nel Mondo. Significa dare più valore alle emozioni e ai sentimenti piuttosto che alle cose materiali. Significa cogliere l’attimo e non rimandare sapendo che ciò che non compiamo oggi forse domani non potremo più farlo.

Cosa significa essere etici?
Significa ricercare uno o più criteri che ci consentano di gestire adeguatamente la nostra libertà nel rispetto degli altri.

Cosa significa responsabili?
Significa sapere di dovere rendere conto di azioni in cui si ha un ruolo determinante. È un impegno e obbligo che derivano dalla posizione che si occupa, dai compiti, dagli incarichi che si sono assunti sapendo che esistono delle conseguenze dovute ai propri comportamenti.

E le prossime domande potrebbero essere:
Come si fa a diventare consapevoli, responsabili ed etici?
Perché diventarlo?
Da chi imparare?

Ma questo lo vedremo nel prossimo articolo.

Buon lavoro a tutti!

Pubblicato da: Francesco Filippi | novembre 6, 2009

COME DIVENTARE CONSAPEVOLI PER METTERSI IN PROPRIO (parte prima) (6)

Riprendiamo ora il primo giorno della guida Creare oggetti di designche riguarda “La buona formazione degli obiettivi”.
Alla fine del capitolo descrivo la necessità di “sapere dove si è per decidere dove andare” ; parlo della consapevolezza, quella sensazione interiore che ci fa percepire se stiamo procedendo nella direzione giusta nella vita, incluse le scelte professionali.

So che può sembrare strano affrontare questo argomento nel decidere di auto-produrre i propri oggetti, ma quando affronterete questa attività, lo farete per un grande numero di anni, che cambierà la vita a voi e alle persone che collaboreranno con voi; e sarà il modo in cui lo farete che farà la differenza.

Non pensate che sia una stravaganza fare un percorso di crescita personale per compiere un passo nel mondo come imprenditore; sono percorsi intimamente legati anche se i meccanismi che li regolano sono ancora poco conosciuti nella nostra cultura.

Il motivo che potrebbe spingervi a farlo è che un percorso simile potenzia le vostre doti, ve ne crea di nuove, con un notevole riflesso sulle vostre capacità creative, di apprendimento e professionali.

Purtroppo siamo stati educati ad apprendere ma non a strutturare ciò che gestisce la conoscenza e il modo con cui la si usa, che riguarda in modo diretto l’etica che potremmo definire come: “La ricerca di uno o più criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri”.(Wikipedia)

Assodata l’importanza dell’etica, mi preme sottolineare che il periodo che stiamo attraversando è contraddistinto da una profonda recessione economica, riflesso diretto di una grande carenza diconsapevolezza, coscienza ed etica nella politica, nel mondo del lavoro, nel business, nell’individuo.

È quindi assolutamente indispensabile che correttezza e consapevolezza diventino le parole d’ordine per una società più evoluta e più giusta.

Perché questo accada dobbiamo rispettare il sistema. Se lo rispettiamo, quando siamo in difficoltà, questo si prende cura di noi, in quanto facciamo parte di un network indivisibile. Se non lo rispettiamo, questo reagisce e si autoregola fino a quando l’equilibrio non si è ristabilito anche a costo di “eliminarci”.

E così, se buchiamo l’ozono, non siamo più protetti dai raggi cosmici; se avveleniamo l’ambiente, mangiamo cibi avvelenati; se produciamo armi, prima o poi queste verranno usate contro di noi; se siamo scorretti nel business, veniamo estromessi.

A seconda delle situazioni questa “ricalibrazione” avviene in un numero di anni indefinito, secoli in alcuni casi e le nostre capacità conoscitive sono così limitate che non ci accorgiamo che ne siamo stati noi la causa.

Ecco allora l’importanza di essere consapevoli: riconoscere che tutto fa parte di un enorme mosaico, che include la responsabilità personale di unire piuttosto che separare in tutti i contesti.

Quando ad esempio siamo padri di famiglia, diventiamo responsabili di tutte le persone che sono all’interno di un cerchio ideale tracciato intorno a noi, che rappresenta il nostro ruolo.

Quando diventiamo imprenditori o dirigenti, il cerchio che rappresenta il nostro ruolo è più ampio e include più persone che dipendono da noi. Solo se diventiamo consapevoli di ciò, possiamo diventare responsabili delle persone all’interno del cerchio.

Siamo partiti da un oggetto da produrre e ci ritroviamo ad essere responsabili del buco dell’ozono e a dovere fare un percorso di crescita?

Si perché ciò che avviene là fuori è un riflesso di ciò che noi siamo senza eccezioni e ne siamo responsabili.

Nel prossimo articolo parlerò in generale dei corsi di crescita personale, ma posso dirvi sin da ora che costano molto poco in relazione ai benefici che producono e innescano un processo evolutivo che rappresenta un “punto di non ritorno” rispetto alla vostra vita, con la conseguenza che finalmente riuscite a “godervi l’attimo”!

Oggi trattiamo il punto d) della “Buona formazione degli obiettivi” della guida “Creare oggetti di design” dove prendo in considerazione l’”Essere flessibili con il proprio comportamento e modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo”

Trattiamo i 6 punti che compongono questo tema:

1) ESSERE CONSAPEVOLI DELL’ERRORE
Significa avere individuato che si è verificata una situazione critica che non ha funzionato; individuare le possibili cause, conoscere gli attori della “scena” e metterli a conoscenza dell’errore che si tenterà di correggere, condividendo i metodi che si adotteranno.

2) DECIDERE CHI HA LA RESPONSABILITÀ DELL’ERRORE
Comunicare in modo scorretto un errore, da chi non lo sa fare, lede l’autostima e attiva meccanismi vendicativi. Un individuo accusato ingiustamente come prima azione inizia a rubare risme di carta, poi cancelleria, soldi, rivela segreti aziendali, distrugge documenti.

Se stai lavorando in proprio con o senza soci sei sicuro che l’errore l’hai commesso tu. Se hai la sensazione che l’abbia commesso un altro valuta sempre se la responsabilità iniziale è comunque tua, anche se lontana nel tempo.
La cosa più difficile nell’individuare un errore, oltre a quella di stabilire connessioni di causa-effetto, è accettare che la causa possa essere molto antica.

“I ragazzi di oggi non hanno valori!” Difficile che abbiano valori se non glieli abbiamo trasmessi noi in una società piena di ingiustizie che loro, proprio perché senza esperienza, non sanno ancora gestire.

3) INDIVIDUARE I FATTORI CHE HANNO CAUSATO L’ERRORE
Gli errori possono essere causati da:
a) mancanza di competenze specifiche rispetto al compito;
b) mancanza di comunicazione tra individui di un team;
c) anomalie comportamentali degli individui;
d) mancanza di obiettivi;
e) mancanza di risorse;
f) assenza di integrità di chi dirige e non che genera ingiustizie, azioni poco etiche, confusione, ansia, depressione.

4) PIANIFICAZIONE DELLA CORREZIONE DELL’ERRORE CON STRUMENTI ADATTI
Ogni errore commesso necessità di strumenti dedicati gestiti da professionisti. Una “bella sgridata” non risolve mai la situazione.

Possiamo distinguere gli errori di chi comanda e di chi esegue.
Errori di competenze da entrambe le parti, andranno risolti con formazione così come gli errori relativi alla comunicazione.
Errori relativi ad obiettivi e risorse dovranno essere risolti a monte da chi dirige.
Errori per mancanza di integrità/ etica riguarderanno il singolo individuo che, una volta che gli venga comunicato l’errore, potrà scegliere di prendersene la responsabilità e di correggerlo.

5) DEFINIZIONE DEL NUOVO OBIETTIVO Per terminare il processo di eliminazione dell’errore e per dare nuova energia al team è necessario definire un obiettivo condiviso insieme alla programmazione delle risorse, sia umane che economiche, con un’attenta definizione dei compiti e delle responsabilità.

6) ACCETTARE DI PAGARE UN PREZZO ADEGUATO SIA ECONOMICO CHE PSICOLOGICO PER L’ERRORE COMMESSO
Ogni errore ha un prezzo che può essere di tipo: economico (una sanzione), lavorativo (retrocessi dalla posizione, licenziamento), interpersonale (venire abbandonati da un collega, da un amico, dal partner, dai figli, dalla società).

Ogni errore però merita che qualcuno si occupi di aiutare chi l’ha commesso. L’isolamento è il peggiore dei rimedi: genera disadattati ed ha conseguenze “boomerang” anche verso chi ha isolato l’individuo che sbaglia. Chi accetta di pagare il giusto prezzo per l’errore commesso si risolleva.

Lasciatemi infine raccontare una breve storia.
Camminando per la strada con un mio amico incontrammo un barbone ubriaco che faceva l’elemosina. Il mio amico gli diede dieci euro con un’affettuosa pacca sulla spalla e sorridendogli. Un po’ sorpresi, ma contenti, sia io che il barbone, gli domandai il motivo di quel gesto. Mi rispose:”Vedi io per ora non posso fare altro che dargli dei soldi, però so che quel barbone è una scheggia impazzita che noi, che crediamo di essere dalla parte giusta, abbiamo scagliato nell’universo a causa dei nostri errori e quindi ne siamo responsabili”.

Un errore ha tante facce e spesso, anche se ce l’abbiamo di fronte, non lo riconosciamo.

Buon lavoro a tutti!

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